Questo non è un blog

Gentile Lettrice, caro Lettore di Loreggia e dintorni, abbiamo pensato di produrre, per il territorio nel quale Lei abita, questa rivista, che ci auguriamo venga prima di tutto considerata strumento utile da tutti gli abitanti della zona.

Quello della comunicazione è un comparto importante: da essa dipende la libertà delle persone (ricordando che la Suprema Corte ha sancito “il diritto del cittadino all’informazione”). Infatti, comunicando il falso, il tendenzioso, o semplicemente, se si è a capo di una pubblica amministrazione, sottraendosi ai propri obblighi di comunicare si possono controllare più facilmente molte cose a danno di tutti coloro che non fanno parte della propria lobby.

Analizzeremo quindi in questa rivista la realtà locale alla quale facciamo riferimento, per indagare se negli ultimi anni fino a oggi obblighi e responsabilità civili in fatto di comunicazione (ma anche concernenti diverse altre attività della Pubblica amministrazione) siano state rispettate, per capire in quale considerazione siano stati tenuti i cittadini di Loreggia, e se i medesimi possano ritenersi veramente liberi.

In Italia esistono ottime leggi a riguardo della comunicazione, che purtroppo pochi conoscono, e che, soprattutto nell’era internet, tendono spesso a venire disattese.

Se il cittadino non è correttamente informato, evidentemente non può essere libero di scegliere i rappresentanti che metteranno in essere le strategie politiche di gestione della res publica.

Quindi cominceremo a spiegare il perché del titolo del presente editoriale, che mette in chiaro cosa sono gli strumenti di comunicazione a mezzo stampa (ai quali quelli online, pur essendo “stampa virtuale”, sono dalla legge vigente perfettamente assimilati); e diremo almeno in linea di massima quali leggi regolamentano la comunicazione nel suo complesso.

Sopra abbiamo scritto “Rivista” (si confronti la colta e autorevole storia del termine, con un facile giro su Wikipedia), e non qualsiasi altra cosa, poiché, per quanto ci riguarda, possiamo affermare di avere i requisiti necessari e indispensabili per poter usare qualsiasi termine rimandi a un periodico a mezzo stampa in piena regola, nonché per occuparci di qualsiasi altro aspetto inerente alla comunicazione, ottemperando alle leggi vigenti, che intendiamo appunto tenere in massima considerazione.

Ci scusiamo quindi se, per chiarire quanto appena affermato siamo costretti a far riferimento a qualche noioso dettaglio normativo… ma consigliamo caldamente a tutti, inclusi coloro che pensano (senza esserne ufficialmente autorizzati), di poter asserire una propria possibilità di gestire ampi ambiti che appartengono al settore della comunicazione, senza essere abilitati a farlo, ma solo perché gaiamente si autoqualificano “esperti” in materia, di dare un’occhiata al seguito di questo articolo: potranno quantomeno evitare di trovarsi nei guai…; e, per chi desideri approfondire, indichiamo qui i link alla Legge sulla Stampa (L. n.47/1948), e ad altre importanti disposizioni normative in materia:

http://www.odg.toscana.it/leggi/leggi-e-norme/ http://www.cortecostituzionale.it/documenti/convegni_seminari/CC_SS_stampa_190112.pdf http://owlitalia.com/3092-2).

Pertanto, se è vero che l’attuale disordine del web consente a molti di continuare a farla franca pubblicando siti di ogni genere (inclusi quelli tristemente noti, dai contenuti più turpi o atroci che si possano immaginare, poiché internet permette di mandare in rete da tutto il mondo in tutto il mondo, rendendo quasi impossibile il controllo), il fatto di arrogarsi abusivamente i titoli per gestire aspetti regolamentati inerenti alla comunicazione, nel nostro Paese significa comunque compiere un reato.

Per esempio mettendo online un sito qualsiasi, richiamandovi qualsiasi forma di periodico, ed esprimendovi una sedicente “redazione” dotata di “direttore” della medesima (che arbitrariamente e molto irresponsabilmente ha talora perfino il coraggio di qualificarsi “responsabile”, senza averne titolo, e senza perciò la possibilità di iscrivere la testata ad alcun registro ufficialmente riconosciuto), si è ampiamente al di fuori della legalità… e magari qualcuno, nonostante il disordine, potrebbe anche accorgersene…

Ma l’esempio appena riportato illustra solo uno tra i diversi abusi che possono verificarsi occupandosi di attività che rientrano nel contesto della comunicazione, e che sono regolamentate.

Sia chiaro però che quanto stiamo sottolineando non c’entra assolutamente nulla con la sacrosanta libertà di manifestare il proprio pensiero sancita dalla stessa Costituzione all’art.21 (e cogliamo qui occasione per ricordare che ogni cittadino avrebbe l’obbligo di conoscere bene almeno la costituzione). Siamo infatti fortunatamente in un paese libero, che è tale perché esistono leggi fondamentali, generate seguendo lo stesso buonsenso mediante il quale la stessa Costituzione rimanda alla Legge sulla Stampa, in modo che sia tutelato (insieme alla libertà di stampa) il fondamentale “diritto di essere correttamente informati”, noto a così pochi…

Quindi, per una regola di buonsenso comune, sarà evidente che sono perfettamente legittimi quei “blog”, oggi gestiti a titolo di strumenti personali da giornalisti seri e responsabili, e da accademici e scienziati, i quali generosamente mettono le loro competenze e il loro tempo a disposizione di tutti; così come quei siti gestiti da ogni altra persona (dotata di competenze e titoli legalmente riconosciuti), che divulghi correttamente online la materia del proprio settore professionale, o dei propri hobbies. In ogni altro caso non sussistono diritti difendibili, né di buonsenso, né, tantomeno in termini di legge, per proteggere eventuali pubblicazioni o attività abusive inerenti alla comunicazione.

Insomma, in fondo basterebbe il buonsenso per capire che bisogna fare quel che si sa e si può senza uscire dalle righe. Peraltro, il giornalista in primis, per pubblicare, deve basarsi su fatti certi e dimostrabili, avere padronanza terminologica ed espressiva adeguata agli argomenti che tratta, occuparsi di argomenti di effettivo interesse pubblico, e, per eventuali commenti, ricordarsi di attenersi strettamente alla logica (virtù terribilmente carente in Italia, dove, come ha rilevato Tullio De Mauro quasi l’80% della popolazione è analfabeta funzionale: ovvero legge, guarda, ascolta, ma non capisce)…

Siamo certi che, arrivati a leggere fin qui, i nostri lettori abbiano inteso che per parlare in modo adeguato di comunicazione, sia necessario possedere un bagaglio di conoscenze profonde, a largo spettro, nonché avere i titoli per poterlo fare, ed essere aggiornati.

Non a caso la regolare produzione di uno strumento di comunicazione non è una sciocchezza: la citata Legge sulla Stampa prevede che le testate dei periodici siano registrate presso un Tribunale, dove vengono depositati il titolo, le finalità e i contenuti della testata, il nome del direttore responsabile (che obbligatoriamente deve essere iscritto all’Odg), dell’editore, e del proprietario della testata medesima. Solo il direttore responsabile, essendo giornalista, e, come appunto esprime il termine, responsabile in toto, decide la linea editoriale, i contenuti (testi e immagini da pubblicare), ogni aspetto grafico dello strumento di comunicazione che dirige, e qualsiasi altra problematica inerente agli aspetti della comunicazione (inclusa quella pubblicitaria), indipendentemente dalle altre due figure citate (proprietario ed editore). Infatti, qualsiasi altro professionista della comunicazione (grafico, foto o cineoperatore, pubblicitario, disegnatore, o qualsiasi altro semplice fornitore di servizi editoriali) non ha in nessun caso alcun diritto di pubblicare alcunché in autonomia, e non può che rappresentare una componente accessoria e di servizio, da usare o meno, e gestire nel contesto di un progetto di comunicazione integrale e coerente. Peraltro, il direttore responsabile essendo quindi considerato a termini di legge il referente di competenza massima per quanto riguarda ogni aspetto della comunicazione, può raccogliere in sé anche la figura dell’editore e del proprietario.

Senza pretendere di esaurire qui nemmeno quella piccola parte di informazioni a riguardo della comunicazione che tutti dovrebbero possedere, non si può comunque fare a meno di aggiungere un’altra precisazione. L’Odg distingue due Elenchi principali: al più importante sono iscritti i Giornalisti Professionali (abitualmente detti Professionisti), al secondo i Pubblicisti.

Entrambe le figure sono tenute a seguire i corsi di aggiornamento previsti, e, da diversi anni possono avere gli stessi incarichi; tuttavia la differenza consiste prevalentemente in una formazione iniziale piuttosto diversa, che termina per i Professionali con l’Esame di Stato di fronte a una commissione presieduta da un magistrato, e i due diversi elenchi restano distinti, essendoci anche norme giuridiche che riconoscono al professionista maggiori facoltà, competenze giuridiche, e tutele.

Naturalmente non entreremo qui né ora né in futuro nella trattazione di dettagli così sottili, ma siccome la gestione della comunicazione è materia complessa e delicata, la cui legislazione regola diritti e doveri di chi ha conoscenze e titoli per occuparsene correttamente, è necessario aggiungere che l’Odg, come ogni altro ordine professionale, non ha solo la funzione di salvaguardare lo svolgimento della professione del giornalista e la libertà di stampa, ma è dotato di un proprio consiglio di disciplina, che vigila sulla correttezza dello svolgimento della professione dei colleghi, e interviene con richiami e sanzioni in caso di necessità, prevenendo, in molti casi, l’insorgere di violazioni normative più gravi.

Solamente ai giornalisti è infine riconosciuto nell’ambito della loro professione il diritto a mantenere il segreto professionale, e quindi a utilizzare tranquillamente, in caso di notizie di particolare delicatezza, espressioni quali “fonti ben informate affermano che…”.

Naturalmente i giornalisti sono considerati spesso figure scomode, tanto che i governi autoritari non esitano a perseguitarli e imprigionarli. I cittadini che tengano alla loro libertà è necessario che conoscano il loro diritto a essere informati, così come le regole che disciplinano la comunicazione, per essere in grado di giudicare se chi la gestisce lo fa correttamente.

Il vicedirettore

Eleuzero Riccardi